Reality. La romantica decadenza di Matteo Garrone.

REALITY-articleLargeLa grande bellezza del Vesuvio e la sua solenne presenza danno inizio all’ultimo film di Matteo Garrone (“L’Imbalsamatore” o “Gomorra”); una carrozza in stile Versailles entra trionfante nel ristorante La Sonrisa di Napoli. Tra il traffico pesante della città il dettaglio kitsch della carrozza a cavalli non è altro che una dichiarazione di intenzioni da parte del regista. Come a voler dire: questo è solo l’inizio. Un inizio col botto, un matrimonio nella “reggia” di La Sonrisa, tra vestiti decisamente poco ignifughi, montagne di cibo e invitati in sovrappeso. “Reality” è il settimo film del regista romano che dimostra, ancora una volta, tutta la sua bravura.

Luciano è un pescivendolo napoletano, simpatico e amato da tutti gli amici e vicini. Quando i figli lo spingono a fare il provino per entrare nella casa del Grande Fratello la sua vita e quella della sua famiglia soffrirà grossi cambiamenti.
Con uno stile personale, dalle reminescenze neorealiste e aiutato da una atmosfera quasi magica (tutto inzuppato nella soffice e fiabesca musica di Alexandre Desplat) il film è un affresco sulla società, i mass media e la perversione del successo. Lo sguardo cangiante di Luciano è lo sguardo all’interno di tutti noi, la delusione delle aspettative, la aridità della vita vissuta, l’abbraccio delle false promesse e la caduta delle nostre certezze. Un film dal sapore agrodolce che tratta tutti i suoi protagonisti con affetto, pur esponendoli alle situazioni più amare.

Speciale menzione per l’attore protagonista Aniello Arena che, oltre a scoprirsi ottimo attore è anche ergastolano nel carcere di Volterra dove, attualmente, compie regime di semilibertà. Quindi, un grande “bravo” anche per Matteo Garrone e la sua formidabile scoperta di questo grandissimo attore dalla vita impossibile.

Vincitore del Gran Premio della Giuria a Cannes 2012 è un film indispensabile per qualsiasi amante del buon cinema italiano. Quel cinema che riabbraccia e omaggia Fellini o Scola, che ricorda i grandi maestri come Martin Scorsese (difficile non vedere in questo “Reality” la versione italiana di “The King Of Comedy”), che ha il coraggio di proporre colori esagerati e fotografie preziose al servizio della riflessione sociale. Un film che, assieme a “La Grande Bellezza” di Sorrentino, potrebbe creare un dittico sulla romantica decadenza dell’Italia e della grande Europa.

8/10

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