La Vénus a la Fourrure. Il gioco di Roman Polanski.

8391384346318La pentola si riempie d’acqua. Dal rubinetto esce acqua fredda. Si accende il fornello e lafiamma blu riscalda la pentola e l’acqua e la cucina.
Di fuori piove, per strada non c’è nessuno e il vento forte agita gli alberi del viale. A destra c’è un teatro. E intanto l’acqua si riscalda.
“La Vénus a la Fourrure” è l’ultimo film del mitico Roman Polanski e come l’acqua nella pentola pronta a scaldarsi il film avanza dal freddo della pioggia al caldo bollente della passione. O forse no. Forse nelle mani di Polanski una pentola piena d’acqua non deve obbligatoriamente andare in ebollizione, anche se sotto sotto il fuoco è vivo come non mai.
Niente risulta ovvio e cristallino se c’è in giro il regista polacco.

Il film, che ci racconta l’effimero momento del provino teatrale, è una complicata prova d’autore. Tutto il peso, infatti, ricade sulle spalle dei due unici attori del film e sulla forza dei dialoghi. Emmanuelle Seigner (sposa del regista nella vita reale) è Vanda, un’attrice che arriva tardi per il provino di “La Vénus a la Fourrure”, il suo personaggio è intrigante e inquietante come pochi e così, dall’attrice confusa e spensierata che sembra essere dimostrerà tutte le sue facce durante il film. Un’interpretazione oserei dire magistrale, magnetica e attraente, profonda e sconcertante. Mathieu Amalric è, invece, Thomas, il regista del testo (facilissimo vedere in lui il proprio Roman Polanski), intrappolato dall’opera di Leopold von Sacher-Masoch.

Così il film avanza come un viaggio all’interno dello stesso Polanski, analizzando le paure, parafilie e ossessioni del regista. Un analisi di autocoscienza non esento da enormi dosi di autoironia. Ecco che, quindi, il film che a priori potrebbe diventare una semplice e ovvia dimostrazione di passione e sensualità prende strade imprevedibili. Dai momenti di pura sensualità ci porta, di colpo, all’umore più acido.
Con un bel ritmo e un adeguato uso della musica il film avanza veloce verso l’estasi (sicuri?) finale.

Una bellissima prova di fuoco per l’ottantenne regista e la sua prorompente moglie. Un jeu d’esprit ipnotico sull’introspezione e la passione che ha come bandiera la forza dell’autoironia.

Voto Churitza: 8/10

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