Only God Forgives. La vendetta al neon.

Only-God-Forgives-25Nicolas Winding Refn. Ammirato e odiato a parti uguali. Chissà cosa succede in Danimarca che i registi hanno sempre questo spessore intellettuale e questo animo di provocare ed esplorare che li fa diventare così ambigui, e, seguendo i passi (molto meno estremi) di Von Trier o Vinterber, Winding Refn riformula in continuazione il cinema. Con la violenza come filo conduttore e le storie di redenzione come tema favorito il danese più amato dai francesi torna alle sale con il bellissimo “Only God Forgives”.

Il film racconta una storia tipica e piatta: Julian (il solito Ryan Gosling, ne più ne meno) è un americano che oltre a dirigere una palestra di Muay Thai dirige anche il traffico di droga della città di Bangkok. Sua madre, una favolosa Kristin Scott Thomas, è il capo dell’organizzazione criminale e sbarca in Tailandia quando suo figlio Billy viene ucciso. Così inizia la spirale di violenza mossa dalla vendetta e dagli odi familiari e dove l’ex poliziotto Chang, adulato dai suoi compagni come un semidio, giocherà un ruolo fondamentale.

La storia quindi non offre dubbi, la storia di vendetta e violenza più vecchia del mondo. Ma, come sempre, il regista riesce a sorprendere con il modo di raccontarla e di trasmetterla.
In realtà il film, pur non avendone i tratti da manuale, è un fantastico western. Abbiamo lo sceriffo del villaggio (Chang), lo straniero silenzioso (Julian), il cattivo di turno (la madre), strade dove duellare e un morto da vendicare.
Così, senza volerlo, ci ritroviamo in un western al neon, dove le luci rosse dei club notturni e le lotte di boxe tailandese sono il sole rovente del deserto e i duelli all’ultimo colpo dei classici di Leone.

Come è solito fare nei suoi film, NWR approfondisce nella condizione primitiva dell’essere umano porgendo in questo caso anche il tema della famiglia. In effetti è anche una rivisitazione del mito di Edipo dove risulta spettacolare il lavoro di Scott Thomas come la matriarca che polarizza i fratelli e le loro vite.
Sorprende anche il ritmo del film, criticato da tanti per la sua estrema lentezza (non negherò l’evidenza) ma che a me è sembrata l’ennesima dimostrazione di perfezionismo da parte del geniale regista. La lentezza del film non è altro che un fantastico adattamento del linguaggio dei fumetti al cinema; ogni sequenza è come leggere una vignetta di Brubaker e compagnia, l’uso dei colori e delle ombre, le onomatopee e i pochi dialoghi. Un fumetto con musica.

Addentratevi nel selvaggio mondo di Nicolas Winding Refn, scivolate attraverso tunnel di colore rosso e saltate tra i ring di combattimento. Attenti a non sporcarvi con qualche goccia di sangue e fate a meno di innamorarvi di qualche bella tailandese, l’amico Chang potrebbe non prendersela molto bene.
Aspetto, paziente, il nuovo film del danese. E poi un altro, e un altro.
E un altro ancora.

Voto Churitza: 8/10

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