L’écume des jours. Gondry prende il volo.

lecume-des-jours-gondry-3Esiste un mondo dove tutto è possibile, dove i sogni possono essere materializzati e dove l’immaginazione prende forma. Colori, ritmi, canzoni, anguille di cartone, chef rinchiusi in una TV e nuvole mosse da una gru. C’è un mondo dove  tutto è possibile ma, soprattutto, c’è un mondo alla portata di pochi eletti, uno di questi si chiama Michel e di cognome fa Gondry.

L’ultimo film del francese porta al grande schermo il romanzo omonimo di Boris Vian. Lo scrittore, come il regista, è una cascata di fantasia rigogliosa, un giardino di fiori multicolori nel bianco grigio della neve e delle rocce. La speranza di qualcosa di diverso nel regno del chiaroscuro, delle salite e le discese; la voglia dell’irreale nel mondo di ogni giorno.
Così, la storia di due innamorati, del matrimonio e delle difficoltà della vita prende una forma mai vista prima. Le anguille sgusciano dai rubinetti e i topi sono empatici maestri ortolani. Se Boris Vian fuggiva dal banale per entrare senza vergogna nel mondo surreale delle emozioni, dando vita e forma ai sentimenti, Michel Gondry sembra seguire il suo “maestro”. Prende la vita, i marciapiedi e i semafori, i pranzi della domenica e la spesa giornaliera, e ne fa un’opera d’arte del surreale. Prende l’onirico e ne fa una sagra, una festa. La celebrazione dell’impossibile. I colori che stanno solo nella mente ma soprattutto nel cuore; nei sentimenti che, come dimostra il regista, hanno forma e colore. Un colore vivace che si muove con stop-motion e balla danze improbabili.

Con il sublime lavoro di Romain Duris e Audrey Tautou la storia ci porta in su, quasi all’Himalaya, per poi portarci giù, dritto verso le ombre. Dalle stelle brillanti alle pareti scure, dalla luce alla stanzina chiusa e stantia. Con due parti perfettamente separate e disegnate Gondry dimostra a tutti, sì, anche a te, sfiduciato cinefilo, la sua maestria. Dall’orgia colorata alla grigia depressione. Un film rotondo, come Giotto per Doni, come la matita e il compasso.
Omar Sy, famoso per la bellissima Intouchable, è il cuoco/avvocato del ricco protagonista e le sue espressioni bastano per convincerci a bere un bicchiere in più o a piangere tre lacrime di troppo. Un magnete di sensazioni che fa da dio il suo lavoro.

Quindi una brillante pellicola che, ingiustamente, sarà dimenticata (come la maggior parte dei film del francese) ma che rimarrà lì, fino al giorno in cui riceverà i giudizi meritati. Tieni duro Michel, questo giorno non può essere così lontano.

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