Brooklyn’s Finest. Sempre la stessa storia.

539wVi piacciono le storie tipiche? I drammi di personaggi solitari e miserabili? Vi piacciono le storie di poliziotti corrotti? Vi piacciono magari anche le storie che si intrecciano con qualche spruzzata di dramma e una goccia di violenza? E le trame senza sorprese, quelle con tanti clichè da fare male alla vista? Se la risposta è affermativa, accompagnatemi.
Sono uno di voi e “Brooklyn’s Finest” fa per noi.

Il penultimo film di Antoine Fuqua (data 2009), regista amante dell’azione più classica, è il tipico dramma poliziesco dove potremo seguire tre storie, tre poliziotti che rappresentano i tre sentimenti più negativi della società odierna: l’egoismo, il culto del denaro e la rassegnazione. Come buon film stereotipato i personaggi viaggeranno verso la propria autoconoscenza, diretti attraverso la strada della redenzione per raggiungere la catarsi e provare a cambiare i propri difetti.

Il regista di “Training Day” ci apre le porte del corpo di polizia di New York, più precisamente di Brooklyn dove si svolge l’azione, e ci offre tre storie parallele (l’intreccio è sempre fortuito e non ha mai conseguenze). Eddie (un incredibilmente bravo Richard Gere) è un poliziotto alle porte della pensione e che ha passato 22 anni senza gloria nella NYPD, nessuno lo rispetta e la sua vita solitaria avanza tra whiskey e prostitute. Tango (Don Cheadle) è un infiltrato in un caso di traffico di stupefacenti che si trova davanti al dilemma di rassegnarsi e denunciare un amico (un geniale Wesley Snipes) oppure rispettare i propri principi. Infine seguiamo anche le vicende di Sal (un esagerato Ethan Hawke) che per salvare la famiglia si vede quasi costretto ad essere corrotto.

Il film è, come potete vedere, un insieme di stereotipi senza vergogna. Le storie mille volte già viste e ascoltate e lette. Non avrete sorprese, non vi stupirà la fotografia ne la musica; i dialoghi sono quelli che immaginate e non sconvolgerà le vostre vite. Ma, attenzione, se siete amanti, come me, dei drammi polizieschi di pregevole fattura vi troverete a vostro agio.
Con un finale adrenalinico e degno di ricordo il film di Fuqua è come il piatto di pasta al pomodoro di nonna, è sempre lo stesso (un giorno spaghetti e l’altro magari tortiglioni) ma, ah, com’è fatto bene.
Ci siamo capiti no?

Voto Churitza: 6/10.

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