Synecdoche, New York. Dal greco “comprendere più cose insieme”.

synecdoche1Il primo film da regista di Charlie Kaufman offre tutto quello che potete aspettarvi da lui e molto, molto di più. Lo sceneggiatore dei film di Spike Jonze “Being John Malkovich” e “Adaptation” e dello stupendo “Eternal Sunshine Of The Spotless Mind” di Michel Gondry, torna alla carica con una eclettica, delirante, viscosa e avvolgente storia.

Il film ci narra la storia di Caden Cotard (un Philip Seymour Hoffman che come sempre è all’altezza dell’epica della storia), un regista teatrale che ha l’intenzione di rappresentare un’opera teatrale utilizzando la replica della città di New York in un enorme capannone pronto per l’occasione. Abbandonato dalla moglie (Catherine Keener) il signor Cotard avrà ancora più voglia di realizzare questo mastodontico quanto impossibile progetto.

Dovete essere pronti, allora, ad entrare nella storia con tutte le sue conseguenze. Il regista ti sommerge pienamente nella storia e come in un imbuto gigantesco, in un vortice, ti lasci cadere e sai che c’è una sola fine possibile, il buco, il vuoto, la fine.
Il film è quindi come un abisso che ti assorbe, che ti reclama e che vuole vederti cadere e sbattere con tremendo frastuono.
Inizi tranquillo, in un ambiente simpatico e surrealista che lentamente, senza che tu possa accorgerti ti intrappola. Sei dentro e non potrai uscirne.

Nel film emergono tutte le ossessioni dell’autore che vanno dai problemi di salute alla morte passando per l’amore, le relazioni personali e l’idiosincrasia sociale. Si respira l’ironia nichilista di Kaufman e la sua capacità innata per esplorare la coscienza umana.
La costruzione di mondi paralleli dentro i mondi stessi non è altro che il senso della vita, un continuo provare e riprovare, un continuo rivivere situazioni e provare a prendere la scelta giusta, per evitare entrare nel vortice del “e se..” e in quello dei risentimenti e del rancore. E allora cosi difficile trovarlo, questo senso? Per Charlie Kaufman sembra semplice.

È quello che facciamo tutti noi, coscienti o no; rivivere il nostro passato per riuscire ad andare avanti, sapendo che è impossibile cambiarlo. Quindi riviverlo, reinterpretarlo e trovare le risposte, sapere il perchè. Cosi Caden non fa altro che psicoanalizzarsi involontariamente e allo stesso modo il film ci psicoanalizza a tutti noi, al mondo intero.
Se volete vedere un film intenso, spettacolare, con una storia bigger than life lasciatevi cadere nell’abisso Kaufmaniano, lui vi porterà, con molta dolcezza, dritti verso il vostro inconscio.

Voto Churitza: 9/10

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