On the Road. La beat generation teen-ager.

On the RoadCosì, non ci sto. Ok, è il mio libro preferito, il libro che ha cambiato tutto, la storia che più mi ha fatto sognare, la copertina che sono sempre stato orgoglioso di mostrare. “On the Road” di Jack Kerouac è una meraviglia e, no, questo film, non si avvicina neanche un pò.

Lo so che è odioso comparare i libri con le versione cinematografiche, è un altro modo di comunicare, un altro mondo, una maniera diversa di spiegarci una storia. Ma in questo caso è quasi tutto sbagliato. A partire dal cast fino ad arrivare al ritmo del film e all’importanza delle tematiche. Quasi a sembrare che chi abbia scritto il film non si sia letto, o almeno con poca voglia, quel magnifico libro della beat generation.

Walter Salles, che dal lontano 1998 non ha fatto un film sufficiente (mi riferisco a quel delicato e struggente film intitolato “Central do Brasil”), ha l’incarico di portare sul grande schermo quella che simboleggia l’epopea di una generazione, il viaggio di una way of life, il simbolo dell’underground e dell’essere ribelle prima ancora che il termine esistesse. Uno potrebbe pensare che con la debole ma carina “Diarios de motocicleta” si fosse abituato a fare delle belle road-movie, ma non è stato così.

Si ha la sensazione di stare a guardare una versione young, quasi teen-ager, del mito Beat. Neal Cassady/ Dean Moriarty diventa un bello e tenebroso posh nelle mani di Garrett Hedlund (eppur si sforza), Jack Kerouac/ Sal Paradise è, al contrario della realtà, un timido, sensibile, poco virile, educato e responsabile scrittore. Che senso ha?
Per non parlare dell’attrice più irritante di tutti i tempi ossia la pallosa, inespressiva e svogliata Kristen Stewart, con quegli occhi mezzi chiusi e la chioma sul viso, che qui interpreta Marylou, la fidanzatina di Dean. Basta, non ne possiamo più di te, basta.
Tom Sturridge è Allen Ginsberg/ Carlo Marx, ridicolo il suo lavoro; più vicino ad un adolescente omosessuale con aspirazioni artistiche che al genio esplosivo, simpatico e rivoluzionario che è stato il poeta newyorchese.

Tra le cose che possiamo salvare di questo noioso film troviamo il lavoro di due fenomeni del cinema come Viggo Mortensen alle prese con William S. Burroughs/ Old Bull Lee e Steve Buscemi interpretando un viaggiatore dai gusti misteriosi. Anche la fotografia è ben realizzata, con quell’America infinita e libera dove i ragazzi corrono a tutta birra con le auto.

Quindi, noioso e superficiale. Se si guarda il film senza aver letto il libro si può credere che questo gruppo di cretini si dedicasse a bere, viaggiare, ascoltare jazz e conquistare ragazze. Stop. Tutto qui. Si sente la mancanza di un’analisi più profondo dei personaggi, delle motivazioni più nascoste e di una radiografia della società borghese american del tempo. Non c’è niente. Vuoto.

Voto: 4/10

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