Massimo’s Files: “Victus” o el vençut Zuviria / o il vinto Zuviria.

Victus

En llatí victor significa vencedor i victus, vençut. L’antropòleg i escriptor Albert Sánchez Piñol (Barcelona, 1965) tenia ganes de relatar i explicar al món què va succeir l’Onze de Setembre de 1714, diada tant infame com secularment recordada a Catalunya, ja que estem a les portes del seu tres-cents aniversari, any, el 2014, que si no hi ha sorpreses d’última hora, poden viure-s’hi fets històrics. Sánchez Piñol, autor d’altres obres com La pell freda i Pandora al Congo, d’arrel fantàstica i escrites en llengua catalana, es passa al castellà amb Victus, i relata quelcom d’únic i excepcional. És una novel·la històrica, èpica, amb molts punts humorístics i molt fresca, scorrevole es diria en italià. Conté més de sis-centes pàgines, però es menja massa ràpidament.

La culpa no és altra que del narrador de la història, el cínic i envellit enginyer militar Martí Zuviría, un barceloní gamberro, malparlat, maleducat, genial, nerviós, covard i simpàtic que viu tota mena d’aventures que recorda al seu exili vienès amb la seva estimada i lletgíssima narradora Waltraud, a qui humilia, i qui es venja d’ell escrivint absolutament tot el que el seu dictador (que dicta les paraules) va recordant mica en mica. Martí Zuviría va existir de veritat, com la majoria de personatges històrics que Sánchez Piñol inclou dins l’epopeia catalana de 1714, mitificada fins a l’extenuació. A Victus es narren els errors i els mals costums de la Catalunya de l’època, amb una clarividència esfereïdora. Els narradors oral (Martí Zuviría) i escrit (Waltraud, la mà de Zuviría) posen l’accent en les peripècies de l’enginyer a França, Castella i Catalunya, fent-lo conèixer tota mena de personatges com el marquès de Vauban, enginyer militar de Lluís XIV; el constructor de la Ciutadella de Barcelona, Verboom; el general castellà Antonio de Villarroel Peláez; l’advocat i Conseller en Cap Rafael de Casanova; l’assetjador de Barcelona, l’anglès compte de Berwick, etc. Gràcies a la seva condició de políglota i d’oportunista, en Zuviría aconsegueix conèixer tota mena d’éssers únics que l’obliguen a madurar i a ser valent, doncs ell no és pas un heroi, ni ho vol ser, ja que sap que els herois moren (amb glòria) i només els supervivents sobreviuen a la vida. Amb un llenguatge propi de qualsevol ancià a les acaballes de la pròpia existència, ranci i rondinaire, autoritari i sense cap pudor ni vergonya, el narrador no oblida tampoc expressar les seves opinions sobre persones, fets, institucions i nacions.

És, doncs, una novel·la amb la que podem aprendre moltíssim de la nostra història, ja que l’autor, abans d’escriure-la, va investigar amb esma i, finalment, va decidir teixir una nova versió dels fets de la nostra Diada nacional.

ASP

In latino victor significa vincente e victus, vinto. L’antropologo e scrittore catalano Albert Sánchez Piñol (Barcellona, ​​1965) ha voluto raccontare quello che è successo l’11 Settembre 1714, una giornata tanto infame come ricordata in Catalogna, visto che siamo alle soglie dei suoi trecento anni. Nel 2014, se non ci sono sorprese d’ultimo minuto, possiamo vedere l’avvenimento di fatti storici. Sánchez Piñol, autore di altre opere, come La pelle fredda e Pandora in Congo, romanzi fantastici scritti in catalano, sceglie la lingua spagnola per Victus, e racconta qualcosa di unico ed eccezionale. È un romanzo storico, anche epico, divertente e molto scorrevole, fresco. Contiene più di 600 pagine che verranno, ahimè, mangiate in fretta dal lettore.

La colpa non è che del narratore della storia, il cinico vecchio ingegnere militare Martí Zuviría, un cittadino della Barcellona del XVIII secolo; uomo rude, tagliente, originale, maleducato e accogliente che vive tutti i tipi di avventure e che ricorda l’esilio a Vienna con la sua stimata e orrenda Waltraud, che viene umiliata dal suo capo e che scrive tutto ciò che il suo dittatore (chi detta) ricorda poco a poco. Martí Zuviría è realmente esistito, come la maggior parte dei personaggi storici che include Sánchez Piñol nel poema epico catalano del 1714, mitizzato fino all’esaurimento. In Victus conosceremo gli errori e le cattive abitudini della Catalogna dell’epoca, con una visione spaventosa. I narratori, quello orale (Martí Zuviría) e quello scritto (Waltraud, la mano di Zuviria), sottolineano le avventure da ingegnere in Francia, Catalogna e Castiglia, facendo conoscere tutti i personaggi che incontra il protagonista, come il marchese di Vauban, ingegnere militare di Luigi XIV; il costruttore della Cittadella di Barcellona, ​​Verboom; il generale spagnolo Antonio de Villarroel Peláez; l’avvocato e Primo Consigliere della Catalogna, Rafael de Casanova; il capo dell’esercito d’assedio, l’inglese conte di Berwick, ecc. Grazie alla sua capacità per poter parlare più di due lingue, e all’opportunismo che l’aggancia, Zuviria conosce tutti i tipi di esseri unici che l’hanno costretto a maturare e ad essere coraggioso: egli non è un eroe, non vuole esserlo; sa che gli eroi muoiono (pieni di gloria) e solo i superstiti sopravvivono alla vita. Usando un linguaggio antipatico e nervoso, colto ma arrabbiato, tipico delle persone alla fine della propria esistenza, autoritario e senza vergogna, il narratore non dimentica di esprimere le proprie opinioni su persone, eventi, istituzioni e nazioni.

È dunque un romanzo in cui possiamo imparare tanto della storia catalana e della Guerra di Successione Spagnola; l’autore, infatti, prima di scrivere questo romanzo, aveva indagato intensamente la storia di quella tragica vicenda, pur sapendo che faceva una nova opus diversa e interessante.

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