Django Unchained. C’era una volta la schiavitù.

Django UnchainedIn Casa Bici siamo fan, molto fan, del caro Quentin Tarantino. Da “Reservoir Dogs” a “Inglorious Basterds” abbiamo goduto come pochi con i suoi dialoghi acuti, i personaggi iconici, gli omaggi al cinema, la sua vena pulp e di serie B e il suo umore violento. Così, a una settimana del suo esordio (forse la settimana più lunga della mia vita, “cinematograficamente” parlando), ieri abbiamo visto il suo ultimo film. Il suo ultimo filmone. “Django Unchained”, Quentin non tradisce mai.

Il film, che viaggia tra i generi del western e della blaxploitation, è un divertimento dall’inizio alla fine. Un’avventura epica al galoppo, dove le pistole sono rapide, i cattivi sono cattivissimi e i cani sono rabbiosi. Polvere e violenza a inquadrare un’epoca scura per i gloriosi Stati Uniti, la schiavitù come esempio di vergogna e stupidità umana. Quentin Tarantino drammatizza al punto giusto questo tema, sottolineando soprattutto l’assurdità dell’idea, prendendo in giro i bianchi “superiori” e rendendo tutto (con quel tocco pulp che lo caratterizza) immensamente ridicolo. Django vuole vendetta come l’America vuole rinfrancarsi l’anima; tranquilli, ci pensa Quentin.

Tecnicamente il film è quasi perfetto, forse in questo aspetto (fotografia, montaggio, ritmo) è il migliore di Tarantino. Gli omaggi al cinema non mancano nemmeno stavolta e, per esempio, troviamo lo zoom di Sergio Leone e la slow-motion di Peckinpah.
Il cast è eccezionale, sopra di tutti il lavoro di Leonardo DiCaprio come l’inquietante Calvin Candie (non nego la mia passione per questo sempiterno imberbe) e quello del grande Christoph Waltz come il tedesco e nobile cacciatore di taglie King Schultz.
Anche la parte di Samuel L. Jackson rimarrà negli annali del cinema, il personaggio più razzista di tutti è paurosamente divertente. Con quella voce acuta e il nigga e il motherfucker come vocaboli preferiti. Jamie Foxx, il protagonista della storia, fa il suo lavoro, è l’eroe dalla poca espressività che esige il copione.

Uno spettacolo, quindi, che ci regala due ore e quarantacinque minuti di assurdo divertimento e violenta azione. Non cadete nell’errore di compararlo con altri film della sua filmografia, Tarantino è unico e ogni suo film è grandioso nella sua propria individualità. Un cinefilo che fa film per cinefili. E li fa anche molto bene.

Astro: 9/10; Churitza: 8/10; Massimo: 10/10                LOSDELABICI: 9/10
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