Racconto XVI (Parrucche e bazooka)

Il sedicesimo Racconto di Churitza si è fatto aspettare a lungo, sono stati mesi intensi in casa Bici ma oggi finalmente vede la luce. Oggi potrete conoscere un particolare giorno nella vita di Alberto Barilla, un professionista free-lance che dovrà arrendersi al proprio destino. Tra parrucche da clown e bazooka fatti in casa, la storia è un piccolo delirio surreale e molto personale che va dalle mie paure più nascoste alle immagini allucinanti che ogni tanto visitano questa mia testa. Buona visione.

Venerdì, 14 ottobre. 1:24 am.

Il bazooka sparò una volta sola.
Per i quattro skin-head non ci fu nessun miracolo e ancora adesso raccolgono i minuscoli pezzi di carne che poco prima formavano i loro muscolosi corpi. Fumo nero, odore di morte e il nero e il rosso a riempire il quadro. Il bazooka sparò una volta sola ed ora riposa tra le tremolanti mani del pagliaccio come un bambino stremato tra le braccia di sua madre.
L’ombra del clown si allunga sulla parete. Le gambe separate che indossano dei pantaloni gonfi e colorati, la figura ridicola che trema ancora e la parrucca enorme completa l’allargata figura che si staglia sul muro.
-Coglione! Guarda che per carnevale ancora mancano 5 mesi!-
-Sei veramente un pagliaccio!-
-Se non la smetti di fissarci ti devastiamo la faccia e ti infilziamo quella merda di naso rosso su per il..-
Così urlavano pochi secondi prima i poveri disgraziati. Testa lucida e rapata, facce cattive e minacciose, bretelle, stivali ed orribili tatuaggi.
Non era la sua intenzione, ma il bazooka sparò e la città svegliò.

Il bazooka sparò una volta sola. La prima ed ultima. Rosso e nero.

Il pagliaccio passò il resto della sua vita chiuso in un carcere. Senza parrucca e senza naso. Senza bazooka e senza sorriso finto.

Giovedì, 13 ottobre. 11:31 pm.

Le porte dell’ascensore si aprirono al suono di un “ding” metallico e davanti a lui un corridoio lungo, in verde moquette. Fece un respiro profondo e si incamminò verso l’appartamento 505, in fondo a destra.
La signora aveva raffreddato una bottiglia di vino bianco e aveva preparato un vassoio con dei salatini, si era truccata a volontà (non tanto come lui, ma quasi) con rossetto rosso, rimmel, fondo tinta e addirittura si era fatta fare delle unghie finte, lunghe con la french, smaltate di rosa. Indossava una vestaglia “tipo kimono” con dei fiori su sfondo nero lucido e delle scarpette con un corto tacco.
-Benvenunto Romoaldo, ti posso servire un bicchiere di vino?
-Come no, grazie signora…?
-Chiamami Rosalba, signorina Rosalba.
-Grazie signorina Rosalba.
-Ma che scortese che sono, siediti! Sarai stanco a quest’ora della notte.
-In effetti..
-Vedo che indossi dei pantaloni pesanti, non hai caldo?
-Le piacciono signorina?
-Mi eccitano. Lo sai?
-Lo so.
Lo sguardo della signora passò dal cortese-educato al sessualmente assatanato. Buttò il bicchiere alle spalle, si sciolse la coda dei capelli e aprì la vestaglia mostrando un corpo vecchio e rugoso. Alberto (il pagliaccio Romoaldo per le signore) da buon professionista rispose fintamente eccitato.
Volarono una parrucca rossa, un naso finto, delle scarpe enormi e la stanza si riempì di colori, di tutti i colori immaginari. Fecero tutte le posizioni e la signorina Rosalba arrivò all’estasi innumerevoli volte. Romoaldo è caro, ma vale la pena. Le signore lo sanno. Le signore che si eccitano con i i clown lo sanno. Romoaldo è un professionista.

Riscosse i soldi di Rosalba e ad alta notte uscì dall’appartamento della signora che intanto si era già messa a dormire con un sorriso stampato in faccia e con un sottile e delicato formicolio in tutti gli angoli del rugoso corpo, ancora indaffarato a digerire il ritrovato piacere.

Salì nel suo furgoncino, diede uno sguardo alla parte posteriore per assicurarsi di avere con se il suo gioiellino e si diresse in centro. Il sogno di andare in giro per la città deserta e buia, vestito da clown e con in mano il suo amato bazooka stava per avverarsi.
Romoaldo non ha grandi pretese per la sua vita, con questo semplice atto sarebbe stato felice per l’eternità.

Giovedì, 13 ottobre. 10:03 am

Alberto Barilla si prepara un latte macchiato mentre si veste per andare a lavorare. Alberto Barilla è un pagliaccio. Nel vero senso della parola, un pagliaccio. Nel suo furgoncino un cartellone con scritto: “Il Pagliaccio Romoaldo” (lettere verdi fosforescenti su sfondo nero) indica il suo lavoro. Tra poco suonerà al campanello di una villetta con giardino e una madre alta e bella gli aprirà la porta senza guardarlo agli occhi (non c’è niente da fare, i clown fanno paura a molti adulti) e un gruppo di bambini urlerà di gioia ed allegria.
La sua vita si svolge tra feste di compleanno e qualche lavoro free-lance nei circhi della regione e nelle case di signore dalle strane parafilie. Immaginatevelo come un vero professionista.
Il destino ridicolo di questo uomo di 38 anni era scritto dalla più tenera età. Alle elementari Alberto non era un bambino che avesse molti amici, i suoi compagni di classe non lo sceglievano mai per le partite di calcio e ai suoi compleanni (dove ogni tanto c’era un pagliaccio o un mago) non veniva invitato. Gli urlavano insulti di tutti i tipi, tra i più gettonati, come no, quello di “pagliaccio”.
Non è un uomo molto intelligente, neanche molto colto. Vive la vita quasi senza hobby, con i pochi soldi che guadagna paga l’affitto del suo buco e compra i pezzi necessari a costruire un piccolo bazooka handmade (forse il suo unico motore di vita). Ha parrucche gialle, verdi e rosse. Vestiti a righe multicolore, scarpe giganti di colore arancione e verde chiaro. Nasi rossi da clown ne ha 4. Guanti bianchi e palloncini a volontà. Si trucca il viso con un sorriso enorme e antinaturale da orecchio a orecchio e si disegna della sopracciglia in accento circonflesso che arrivano a toccare i capelli ricci dell’esagerata parrucca. Fa finta di cadere e farsi male, gonfia palloncini a forma di barboncino e racconta barzellette con una voce nasale.
Si lava bene i denti, si guarda allo specchio e sorride compiaciuto perchè sa che oggi è il suo giorno fortunato.

La signora Rosalba vede un annuncio su internet e decide che questa sera sarà la miglior sera della sua vita.

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Informazioni su Churitza

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