Racconto XV (Mani pulite)

Nel quindicesimo racconto scritto dal sottoscritto, Churitza in arte, viene narrata la piccola avventura del dentista coraggioso. Un odontologo impavido che non teme niente e nessuno. Il suo camice verde e le sue gite all’autogrill, le sue mani pulite e i suoi occhi vuoti. Leggetelo senza paura, proprio come lui.

Non aveva paura. Non provava mai questo sentimento. Nella sua vita non aveva mai avuto a che fare con quella sensazione che ti prepara alla peggiore delle cose. Viveva tranquillo, quasi insensibile a qualsiasi cosa.
Non aveva paura dei carro armati, neanche del futuro, non aveva paura del passato e nemmeno del presente. Non aveva paura di fumare ne di finire le sigarette, neanche delle canzoni inutili, dei manganelli dei poliziotti. Non aveva paura della pioggia, non aveva paura delle insolazioni d’estate, non aveva paura della metropolitana e neanche di volare, non aveva paura all’atomo e non aveva paura ai calci alle caviglie.
Pensava agli americani e agli iraniani, agli spagnoli e ai catalani, ai senegalesi e ai veneziani e no, non aveva paura.
Non temeva la morte, non aveva paura dei brutti film e neanche dei motorini elaborati, non aveva paura dei fisioterapisti e non gliene fregava proprio niente dei politici. Se ne fregava anche dell’incenso che brucia nelle case di signore pseudo-hippy, del whisky che galleggia nelle pance dei ricchi banchieri, della calvizie e dei salici piangenti, dei fantasmi e dei drogati, dei fanesi e del mare inquinato.
Non so come dirlo, ma non aveva paura di niente, di nessuno.
La carta stagnola stropicciata a formare un fiume in un presepio non gli provocava paura.
Neanche le rughe e la pelle all’odor di tabacco. Il dentista non aveva paura.

Più della metà della sua vita è verde come il suo camice pulito. Parla poco e si pettina con la riga a sinistra.
Le mani sono pulitissime e odia le caramelle al mentolo.
Le mani sono pulitissime. Le mani sono pulitissime.
Ecco, forse, le mani sono il suo tallone d’Achille. Le deve avere sempre pulite, disinfettate, quasi brillanti alla luce di settembre.

Si lava la mani di continuo, con un minimo di una volta ogni mezz’ora. Nel tasche ha sempre uno di quegli aggeggi che contengo un liquido blu, molto di moda ai tempi dell’influenza aviaria, che ignorando l’acqua sotterra qualsiasi batterio impertinente.

Ora, che sia chiara una cosa, non è una persona gradevole, non è simpatico. Anzi, lui, è proprio antipatico e sgradevole, parla pochissimo e se ti vede per strada e ti conosce fa finta di niente e non ti saluta. Alla macelleria non ringrazia mai e mai ti chiede come stai. Non sorride neanche ad un bambino e non ride con i comici della TV. Lui aggiusta i denti delle persone. Fa dire “Ah” e fa stringere coi denti dei bastoncini cotonati; ti fa sciacquare la bocca col colluttorio, ti prende le misure con una pasta rosa e si lava le mani. Se le lava di continuo.

Lui non ha paura.

Ma la storia è un’altra. La storia è una storia che fa paura. Una favola senza morale, uno scherzo tragico del destino. La storia è quella che state per leggere.

Quel coraggioso dentista è nell’Autogrill di Marotta, gli piace guidare per la A-14 senza un destino fisso. Prende la sua Q8 e fa su e giù per l’autostrada e, come succede ora, ogni tanto si ferma; mangia, va in bagno e compra un fumetto (tra i suoi preferiti credo ricordare Zagor).
Di solito usa i pisciatoi verticali perché odia toccare la porta dei water. Ma oggi, capitemi, non poteva fare altro. Ora è dentro a quel bagno, seduto sul water, a guardare la porta chiusa piena di tag e scritte varie (alcune troppo oscene per trascriverle qua, altre di troppo poco stile per sprecare inchiostro). Di solito questi tipi di bagno sono aperti sia all’altezza dei piedi che al di sopra delle teste, questo era totalmente chiuso da i quattro lati, le piastrelle, una volta bianche, erano gialle.

Il destino è bastardo e quel coraggioso dentista ancora non lo sa. Si tira su i pantaloni e scarica lo sciacquone. Con la carte igienica a proteggere la mano si appresta ad aprire la porta, ma la porta non si apre. Neanche alla seconda volta, neanche alla terza, la quarta e nemmeno al ventesimo tentativo, a quel punto la testa comincia a girare e un vuoto siderale si crea nella bocca dello stomaco e il sudore comincia a sgorgare e le ginocchia a tremare.
Non può essere vero, pensa il dentista, non posso rimanere chiuso qui dentro.
Lui ha le mani sporche e non ha dove pulirle, il disinfettante è in macchina e quando guarda le mani vede tutti quei milioni di germini correre dappertutto, entrare nella linea della vita e uscire da quella del denaro, riprodursi e giurerebbe di averne sentito qualcuno insultandolo.

Non ne può più, il malessere è esagerato e le piastrelle gialle cominciano a muoversi in un vortice che va sempre più veloce. Circondato da un tornado giallo e seduto su un water di autogrill il dentista si sente malissimo. Deve pulire le mani, le deve disinfettare. Ora.

Non riesce a calmarsi, non riesce a farlo neanche quando pensa che lui NON ha paura, non ha paura di NIENTE. Ma le mani, le mani, le mani! Cazzo, le mani.
Ora, che si fa? Più le guarda più trema. Chiude il pugno destro e vede le nocche praticamente sciolte, corrose da qualche acido mortale. Chiude quello sinistro e lo vede gonfio come una mortadella DOC di Bologna, pronto all’esplosione in milioni di minuscoli dadi saporiti.

Lo trovarono un’ora più tardi. L’insonorizzazione dei servizi (ve lo prometto, la storia è vera) non faceva sentire le urla strazianti del dentista. A quell’ora non entrava molta gente a pisciare. Robertino, quello che fa i caffè veramente male, proprio lui, lo trovò.
Entrò per lavarsi le mani e la pozza di sangue che usciva dal water sulla destra attirò la sua attenzione. Buttando a terra la porta come un super cop di Hollywood, Robertino lo trovò svenuto con la testa appoggiata sul water e al posto delle mani un disastroso ammasso di carne, sangue e unghie macinate.

C’è chi dice che in preda all’isteria, il dentista, usò la tappa del water come un martello pneumatico contro le sue “sporche” mani; altri confermano che, come un cane ad un osso di pollo, masticò le sue mani fino a farne polpette; in pochi dicono che il dentista abbia preso a pugni le silenti piastrelle gialle fino a ridursi in quello stato.

Sicuramente non sapremo mai la verità.
Quel coraggioso dentista, al giorno d’oggi, non guida più. Non lavora più. Ma dice la leggenda che ora, finalmente, non ha paura di niente.
Assolutamente di niente.

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Informazioni su Churitza

Immersi nella cultura pop sin dal primo giorno di vita, Azione Culturale siamo noi.
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