Racconto XI (Noi siamo l’amore)

Sembra quasi una festa. L’undicesimo racconto, sembra una festa. Tratto da una storia vera, la storia di tutti noi, il racconto spiega, in un solo piano sequenza, la serata di un gruppo di giovani tra divani colorati, pioggie acide e molto amore.
Comprate due o tre birre e unitevi.

Seduto sul divano di pelle marrone, dove qualcuno, instancambilmente, aveva scarabocchiato nomi e disegni con un pennarello nero fino a farlo diventare pressocché maculato, Sole, roteava la sua testa con un sorriso stampato sul viso e gli occhi chiusi.
McChor, alla sua sinistra, lo guardava con la bocca aperta in un sorriso jokeriano appollaiando il suo avambraccio destro sulla parte superiore del divano giá descritto.
Sole accelleró la rotazione e si fermó di colpo, aprí gli occhi e urló: “devi provarlo, tio!!”; McChor annuí ridendo ed entrambi cominciarono a far roteare le loro teste, mentre ridevano e lanciavano grida di divertimento ed elettrica euforia.

Il flash della fotocamera di Sean illuminó per un secondo l’immagine dei due scrittori sul divano, immortalando in un bianco fulmineo le due faccie estremamente sorridenti. Si avvicinó,  sedendosi su una vecchia sedia abbandonata poco prima da Belle, esterefatta ed annoiata dai giochi poco piú che puerili di Sole e McChor, chiedendo senza timore: “ma che cazzo fate?!”.
Intanto, all’angolo della stanza vicino alla finestra, Foggy e Mimì due hippy capelloni e abbronzati di sporco componevano corte canzoni. Mentre Mimì accordava lo strumento Foggy pensava a qualche testo, imbarazzante o no, che potesse fargli ridere. Con i suoi riccioli dondolandogli sulla testa e le gambe incrociate a modo yoga, ripeteva soffice e delicatamente: “sono l’omino di ferro e mi dispiace, caro amico, io ti serro”.

Sean, stanco del gioco, si alzò e si diresse verso il balcone. Proprio lì, seduto al tavolo di marmo, l’Infinito eseguiva una delle sue recite di poesie. Attorno a lui quattro ragazze pendevano dalle sue labbra, ammaliate dalle storie che era solito raccontare sul Leopardi. L’Infinito era un poeta, un ubriaco e un instancabile sognatore e conquistatore. La sua barba folta copriva il viso lasciando intravedere, attraverso gli occhiali, due occhi azzurri lucidi e vivi, quasi indipendenti, in disaccordo con il resto del corpo che, veramente poche volte, dava cenni di attività.

“Ricordi
Dimenticarti, quante, quante
volte? Impossibile.
E’ per me dolor troppo forte
Allor forse è meglio ricordare
E dedicarti un posto nel mio cuore
Per te, mio dolce amore…”

Ogni tanto lasciava partire qualche parola urlando al vento, evitando di guardare nessuno dritto agli occhi e in un eterno stato di mistica assenza. Nonostante questo, l’Infinito, non mancava mai all’appuntamento con l’amore.

Prese la sua birra in mano e, alzandosi solennemente dalla sedia, disse: “Il più solido piacere di questa vita, è il piacere vano delle illusioni” per continuare il suo rito con il tipico autogetto di birra, aprendo le mani e alzando la testa al cielo come un Arapaho sotto la pioggia. Prese per mano due bionde dell’eastside, entrò nell’appartamento e, prima di salire le scale verso la camera da letto, si fermò di colpo a guardare una delle tante strane scene della serata. Enea, quel biondo hipster ex-atleta e fumatore di marihuana senza stop, rideva senza sosta, deformando il viso e piangendo di gioia. Davanti a lui, la Rocca, un abbronzato delinquente di origine italiana, mezzo nudo gli stava dicendo: “praticamente questo venone che arrotola il mio pennuto, di origine sconosciuta e vita relativamente corta, si gonfia, a volte. A volte no, anche perché, boh, secondo me, non esiste niente di buono in una gonfiatura, al massimo, cazzo ne so, una infezione? Una cazzo di infiammazione? Non credo Enea, non credo proprio.”

Non riuscendo a trattenersi più, Enea, cominciò a correre verso la porta, scese le scale di corsa e, fuori, in mezzo alla strada cominciò a saltare a gambe unite e a lanciare grida di gioia e rumorose risate. Sotto una pioggia fitta e neonata, saltellando come un macaco, non notava la pioggia. Non sentiva neanche una goccia sulla sua pelle ruvida. Con il sorriso stampato sul viso e i capelli biondi appiccicati alla fronte aprì la bocca per dire al quartiere intero: “sììììì!!!!”.

Dalla finestra lo guardava muoversi in ampie convulsioni mentre Sean, appena sceso in strada, stava già immortalando la scena con la sua fotocamera. Senza sorprendersi più di tanto, prese una birra dal frigo e si girò verso il tavolo della cucina.
“Hey, Ferro, vieni con noi, e dai, non fare il timido”
Alexander Herbert Frisco, detto anche “Ferro”, le guardò con sguardo malizioso e lasciò andare un hip-hip-hurrà prima di sedersi al fianco di Belle.
Al tavolo le tre ragazze del gruppo stavano bevendo birra e fumando sigarette; sparlavano degli uomini, del sesso e delle loro vite da artiste neofite. Belle, Kathryn e Anita diedero il benvenuto a Ferro che, come buon oriundo italo argentino , non lasciò scappare l’occasione.
Ai cinque minuti stava baciando Kathryn, ai quindici minuti toccava con il piede la gamba di Anita e ai 22 minuti e 32 secondi stava toccando prima la schiena e poi il culo della prorompente Belle.

McChor che durante tutta la serata non si era mosso dal divano neo-maculato, osservando da vicino la scena in cucina, guardò fisso Sole con la bocca in una smorfia di felicità.
Lo prese dalle spalle, lo scosse in varie direzioni e alla fine lo abbracciò forte. Si alzò in piedi senza non gettare a terra 3 o 4 bottiglie di birra bionda e si mise in piedi sul tavolino. Come uno sciamano cominciò a battere le mani e, dirigendosi al folto gruppo di persone presenti, disse forte e sicuro: “Non c’è niente da dire, NOI, noi siamo l’AMORE!!!”

Annunci

Informazioni su Churitza

Immersi nella cultura pop sin dal primo giorno di vita, Azione Culturale siamo noi.
Questa voce è stata pubblicata in Racconti Brevi e contrassegnata con , , , , , , . Contrassegna il permalink.

Una risposta a Racconto XI (Noi siamo l’amore)

  1. S.c.Gesuele ha detto:

    Ricordi, dimenticarli, quante, quante volte? Impossibile. Ricordiamo una delle serate piú belle della nostra vita… 😉

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...