Racconto IV (Cose dietro il sole)

Il quarto racconto è, come gli altri, reduce del blog L’Infinito. Come gli altri ha già qualche anno ma non per questo perde il suo principale obiettivo: rendere omaggio a uno dei più grandi della musica, Nick Drake.
Prendete uno dei suoi album, ascoltatelo e se poi ne avete voglia tornate qui e leggete questo racconto, lentamente e senza fretta.

Nicholas ama rimanere a casa, da solo. Adora stare nella sua stanza, suonare la chitarra e fumare uno spinello mentre sussurra parole . I suoi capelli lunghi gli coprono il viso e la sua giacca marrone gli viene grande. È seduto con le gambe incrociate sul suo letto, il posacenere davanti a lui e la chitarra sulle sue lunghe e flessibili gambe. La luce di una luna rosa entra dalla finestra e crea una atmosfera speciale come quando all’alba tutto sembra possibile.
Si accende lo spinello d’erba e fa un tiro, profondo e lento. Il fumo entra dritto nei suoi polmoni e poi sale su verso la testa. Prende la chitarra con la mano sinistra e comincia a suonare lentamente, le sue dita una dopo l’altra arpeggiano lo strumento di artigianale fattura con delicatezza senza, apparentemente, alcun senso né ritmo. Ma presto ci accorgiamo di essere gli unici e fortunati spettatori di uno spettacolo unico, perché questa non è semplice musica è qualcosa in più.
Ad un tratto smette di suonare, lo sguardo si fissa sulla finestra davanti a lui, la finestra che da sul giardino malconcio e dimenticato che ha sul retro della sua piccola casa. Guardando meglio anche noi vediamo che c’è un cane nel buio rosa, un cane che lo guarda immobile con i suoi occhi neri, come la notte che dovrebbe ma non è.
Come uno zombi si alza, appoggia la chitarra e lo spinello, si dirige verso il giardino. Passo dopo passo si ritrova davanti al suo stagno, il cane dagli occhi neri è sparito, si inginocchia verso il laghetto come per vedere se sia nascosto sotto la liquida coperta. Aguzza la vista e non vede altro che una luna rosa e lui dall’altra parte . Quell’altro Nicholas gli porge la mano e senza esitare il nostro Nick si lascia trasportare. Prima il piede sinistro, poi quello destro, immerge tutto il corpo fino a che vediamo sparire anche la sua testa in fondo all’acqua. Come in quadro di Magritte il laghetto del giardino diventa una luna rosa e l’erba un cielo stellato.

Ora stiamo guardando le stelle.

Chiudete gli occhi per un attimo, al mio via apriteli.
Via.

Un tunnel di cristallo, senza fine, un tubo futuristico di specchi e vetro. Nicholas sta scivolando ad una velocità vertiginosa dentro al tubo di cristallo. Come in un parco acquatico il nostro Nick sta cadendo velocemente verso una piscina che sembra non arrivare mai.
Dal vetro del tubo, con gli occhi sbarrati, Nick guarda fuori e piange sconsolato. Si vede a lui stesso offrendo concerti senza paura, ricevendo premi, firmando contratti, facendo l’amore con la sua ragazza e qui, mentre sta scivolando, piange. Occhi gonfi di lacrime che guardano la vita sognata. Una vita senza paure, senza complessi, una vita viva.
Le lacrime versate non spariscono, sono troppe e velocemente diventano un fiume in piena che velocizza il viaggio. Vede la fine del tubo di cristallo vicina, una luce fioca come quella di un sabato mattina gli indica la strada.

Il fiume di lacrime lo catapulta nel vuoto, un vuoto che vediamo pieno di nuvole bianche su uno sfondo azzurro. Si ferma l’immagine, qualcuno ha premuto il tasto PAUSE e l’immagine è rimasta congelata. Alla sinistra dello schermo vediamo il tubo di cristallo e la cascata di lacrime scendere verso il basso, nel centro Nicholas e aggrovigliato su se stesso, la folta chioma gli copre il viso completamente e i vestiti sono congelati in un dinamismo che è stato fermato. Lo sfondo è bellissimo, non un bello soggettivo, un bello imperativo. Nuvole bianche, cielo azzurro.

Il quadro che stiamo guardando prende vita all’improvviso. Il cielo azzurro diventa prima grigio poi nero, un coro di voci tenebrose sembra cantare un requiem, tutto ad una velocità inaspettata,  tasto FFW.
Guardando il cielo colmo di nuvole gonfie ci eravamo dimenticati di Nicholas che ora lo vediamo precipitare nel vuoto come una moneta lasciata cadere dal più alto dei grattacieli. E comincia a piovere. E ora è difficile distinguere le lacrime dalla pioggia. Come se volesse aiutarci la telecamera fa uno zoom velocissimo sul viso di Nicholas, dietro ai capelli non esiste più nessuna fazione. Niente occhi, né bocca, né naso. Sul viso solo qualche lacrima cristallizzata.
Mentre il corpo cade lo sfondo comincia a cambiare, alberi altissimi. Verde e marrone, ora sono i padroni della scena.

Finalmente Nick atterra. Il dorso di un’ape gigante attutisce la caduta, materasso vellutato nero e giallo.
Si mette in piedi con difficoltà, l’ape vola velocissima, i fiori bianchi dello sfondo sembrano acquarelli stesi sulla tela di Magritte.
Con difficoltà mantiene la posizione eretta, si aiuta aprendo le braccia che colpiscono un oggetto a lui familiare. La sua chitarra è lì con lui, la prende.

Ora sembra non avere difficoltà per mantenersi in piedi e, con la chitarra tra le mani, il viso, pian piano, riacquista le fazioni.
E comincia a suonare, a cantare, con forza, coraggio, sfrontatezza. Ipnotizzati dallo spettacolo rimaniamo TUTTI muti. La Musica è l’unica cosa che conta. Note, accordi,ritmi e parole.
Non ci accorgiamo subito ma ora siamo in un teatro, Nick è sul palco e continua a suonare con violenza, con forza. Una cascata di vitalità che ammutolisce il pubblico e gli sbarra gli occhi.
Suona sempre più velocemente, un riff pazzesco, le note si sovrappongono creando una melodia indimenticabile, quel qualcosa in più che è sempre stato nella sua stanza diventa pubblico, finalmente.
L’ultima accelerazione e poi STOP, si ferma. Lo vediamo respirare affannosamente, il sudore copre il suo viso, i capelli appiccicati alla pelle. Si sfila la chitarra e lentamente, guardando al suolo, la posa.

Il rumore della chitarra al contatto con le travi di legno del palco si sente in tutto il teatro. CLOC.

Allora il pubblico esplode. Uno scroscio di applausi e urla esultanti. Lui è il re! Lui è il migliore! Loro lo sanno e lui ne è consapevole. Alza la testa, apre le braccia e accoglie il clamore con un sorriso stampato sul viso. I suoi occhi brillano dall’emozione e le sue gambe tremano. GRAZIE dicono loro, GRAZIE pensa lui.

Pian piano le luci del teatro affievoliscono mente gli applausi continuano forti.
Dall’alto verso il basso le luci si spengono ordinatamente. Ora alla sinistra dello schermo vediamo l’esile figura di Nicholas illuminato sul palco, il resto è buio.

Si spengono le luci qui sul palco e l’oscurità di un profondo mare accoglie gli applausi e le urla che gradualmente spariscono.

Ian ritrovò il corpo del suo amico una fredda mattina di novembre. Nick steso sul letto, vestito come d’abitudine, sorreggeva la chitarra con forza e regalava all’amico il primo ed indimenticabile sorriso della sua breve vita.

In fondo al mare, nell’oscurità, anche noi ci addormentiamo.

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