Racconto III

Ora siamo al terzo. Un racconto che ci spiega una misteriosa storia notturna al chiaro di luna. Una bara, un vecchio fumatore e un segreto terribile.
Ricordo di averlo scritto più di tre anni fa e ricordo anche di averlo dedicato a Lila, il cane di famiglia che ci lasciò l’anno scorso. Da qui e per sempre, ti saluto vecchia mia!

Quei maledetti chiodi arruginiti. Rischio anche di prendermi qualche infezione rompiballe, tutto per colpa di questo schifoso lavoro.
La bara è di legno, quel legno grezzo, pieno di schegge come erba al vento in un giorno di primavera. E, anche per colpa loro, rischio ulteriori e fastidiose ferite.
Ma chi me lo fa fare a me? L’artrosi alle ginocchia, un dolore insostenibile alle cervicali, un dito mozzo e, di notte, sono arrivato al record di 12 pisciate…prostata assassina.
La luna piena mi illumina. Le mani, di un inedito bianco lunare, si apprestano a innestare l’ennesimo colpo di martello, qualche chiodo in piú e missione compiuta.
Pausa birra.
Strano, ora mi viene in mente Johnny. Quel bastardino era l’unico che mi aspettava quando tornavo a casa. Saranno ormai 7 anni che è morto. Stava inseguendo una farfalla, guardava in aria, punto di vista orizzontale. Fin troppo orizzontale.
Quella lurida farfalla, lei aveva le ali, Johnny no. Fu quello il suo ultimo volo, lo ritrovai spiaccicato in fondo al burrone. Povero Johnny. Sapeva anche cantare. Io suonavo l’armonica e lui mi accompagnava, quante donne mi aveva fatto conquistare! Un compagno di vita, il miglior amico dell’uomo, cosí dicono, no? Lo era.
Lascio di nuovo la birra vicino ai miei piedi, il fango funge da sottobicchiere.
Ha piovuto molto la settimana scorsa. Fango.
Qualche nuvola tinge tutto di nero intorno a me, ma solo per un secondo. Il bianco lunare, quasi d’avorio, mi illumina di nuovo.
Me la prendo con calma, la notte ha questo vantaggio. La gente dorme, la fretta non esiste.
Il pollice della mando destra, aiutato dall’inseparabile indice, si avvicina al taschino sinistro della mia amata camicia di flanella. Lo apre con cura e preleva il pacchetto di sigarette.
Me ne rimane una sola, ma porca …!! La dovró fumare con parsimonia. È mio dovere.
Mi siedo. Sulla bara no, il rispetto viene prima di tutto. Una roccia grigio perla mi offre un posticino.
Sento come il fumo entra nel mio torace e va a occupare tutto lo spazio, nocivamente.
Una zanzara si crede molto furba e pensa che, attaccandomi da dietro, non mi accorgeró del suo vile affronto. Uno schiaffo la spappola sul mio polpaccio, nessuna goccia di sangue, ve lo avevo detto.
Ricomincio a lavorare, un altro chiodo, un altro ancora. Neanche una goccia di sudore, altro punto favorevole per la notte.
Ho fatto sempre lavori strani, a volte anche illegali. Ma questo è veramente strano ora che ci penso.
Seppellire questo cadavere, alle 3 di notte, in mezzo al bosco, è veramente sospetto. Ma una delle mie regole è : non fare domande. Eseguire e ricevere la paga. Una succulenta paga.
Ultimo goccio di birra.
Ora manca solo infilare la bara nel buco e riempire di terra. Umida terra.
Comincio la preghiera, anche se non credo in Dio è un piccola forma di rispetto verso quel cadavere dentro la cassa.
Chiudo gli occhi e mi concentro, la luna è la mia unica spettatrice.

Padre nostro che sei nei… sento un rumore, non so di preciso da dove proviene, ma lo sento. Apro gli occhi, tutto sotto controllo. Qualche ratto notturno in cerca di una tana.

Padre nostro che sei nei cieli…questa volta mi fermo per colpa di un rumore piú forte, un rumore sordo. Apro di nuovo gli occhi, mi guardo intorno. Sembra tutto in pace.

Padre nostro…santo cielo, ora ne sono sicuro. Il rumore esiste purtroppo. Sbarro gli occhi e fisso l’oscuritá. Il rumore si ripete, sempre piú frequentemente. Non dal bosco, non dal cielo, non dalla mia testa…fisso la bara.
Sento come le ginocchia cominciano a tremare. Immobilizzo il corpo e mantengo fisso lo sguardo sulla cassa.
All’improvviso il rumore sordo si fa sempre piú forte e, Dio mi benedica, proviene dalla bara.
Il sudore, che è rimasto dentro di me durante tutta la notte, comincia a sgorgare da tutti i pori. Le ginocchia continuano a tremare e la mente rimane in bianco.
Mosso da una forza estranea comincio a correre verso la bara, senza pensare. Mosso da una stupida forza impulsiva comincio a togliere i chiodi, a un ritmo frenetico. Mi tagliuzzo per bene le mani rimaste intatte fin’ora e…apro la cassa.
La busta color nero lucido si muove fievolmente e io, come se il tempo si fosse fermato, apro la busta a squarci leggeri.
Capelli oro lucente, labbra rosse, pallida pelle. Trema.
La prendo in braccio, la stringo e forte. “Non tremare, andrá tutto bene”.
Ecco che, di colpo, la mia vita si gira, si contorce e ride di me.
Mando a quel paese le regole. Mando a quel paese la vita.
Rick e i suoi uomini non tarderanno a trovarci, non tarderanno a vendicarsi. Io, intanto, corro.
Corro verso la montagna, la luna comincia a svanire e già sull’est albeggia.
Il bianco avorio mi abbandona e l’atmosfera si tinge di rosso vermiglio.
Corro veloce, come mai ho corso in vita mia. La stringo forte e la rassicuro.

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