Barney’s Version. La straordinaria vita di un uomo comune.

Vi dice qualcosa il nome di Richard J. Lewis? Sicuramente no.
Se vi dico che ha lavorato come regista per telefilm come CSI, Person of Interest o Law & Order sicuramente mi direte “e chi se ne frega?!”
Non vi biasimo ma, d’ora in poi, concedetegli un posticino nella vostra testa, fategli spazio, perchè è lui il regista di uno dei migliori film dello scorso anno: Barney’s Version.

Il film tratto dall’omonimo romanzo best seller di Mordecai Richler mette in scena la vita più o meno spericolata di Barney Panofsky, un canadese di origine ebraica, amante dell’hockey, del buon whiskey e dei sigari Montecristo.

Il film naviga tra l’umore più acido e il romanticismo più sfrenato passando per momenti di grande carica emozionale. Una vita intera vista con gli occhi di Barney, che ci spiega la sua versione dei fatti. Magistralmente interpretato da Paul Giamatti viaggiamo dalla gioventù italiana nei primi anni settanta alla vecchiaia sconsolata dei giorni d’oggi.
Un viaggio quasi epico di un personaggio apparentemente senza molte cose da spiegare.

La regia è formidabile, con una struttura temporale agile che ci porta a costanti cambi di localizzazione. Tra i personaggi secondari sottolineare il grande lavoro di un Dustin Hoffman nelle vesti di Izzy Panofsky, il padre poliziotto stravagante e gran viveur, che con un sorriso stampato in faccia è l’alter ego gioviale del proprio figlio.
Con vari matrimoni alle spalle e un unico grande amore, Barney pensa al suo passato e ci spiega la sua verità.

Sorprende il suo scarso successo commerciale in parte spiegato dalla poverissima campagna di marketing e dalla fredda accoglienza da parte della critica.
Voi, ascoltate me e lasciatevi prendere da questo (fino ad oggi sconosciuto) traghettatore di nome Richard J. Lewis attraverso la spettacolare e comune vita di Barney Panofsky.

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