Cronaca di un concerto num.2 “Josh Rouse” (Barcelona, 5-11-2011)

A Barcellona piove e non poco. Mi vedo quasi obbligato a prendere un mezzo che quasi mai utilizzo, il formidabile Nissan Micra di mia madre, accompagnato dalla mia amata guido verso la zona alta della città.
La sala Bikini, rimodellata pochi anni fa, è una delle più famose della capitale catalana e per la terza volta in 5 anni accoglie le note di Josh Rouse, uno dei punti saldi della nuova canzone americana. Come al solito la sala non è piena, ma come si direbbe a Fano “pochi ma boni”.

Il cantante presenta il suo ultimo album “Josh Rouse and the Long Vacations”, un disco molto elaborato con costanti accenni al jazz e un suono più maturo e, nella linea degli ultimi 3 dischi, solare e positivo.
Quel giovane cantante venuto dal Nebraska che suonava all’amore non corrisposto e alla malinconia non c’è più da molti anni, è ora un cantautore solare, che si diverte e parla col pubblico e, con una palpabile allegria durante i concerti, si avvicina sempre più ai propri fan.

Vero è che questo cambio di registro gli costò una grande perdita di ascoltatori, ma è anche vero che grazie a questa felicità trovata (sotto forma di Paz Suay, moglie valenciana che gli ha rubato il cuore) il suo suono non ha smesso di evolvere e maturare, cambiare e trovare nuove forme per proporsi. Da quel primo album nel lontano 1998 che si intitolava “Dressed up like Nebraska” ne sono cambiate di cose. Mentre “Home” e “Under Cold Blue Stars” seguivano più o meno la stessa linea, nei seguenti dischi il cantante si è lasciato andare sempre più velocemente verso nuove forme di fare musica, entrando in una dinamica di costante cambiamento.
Dai suoni più swing di “1972” al pop-folk quasi da stadio di “Nashville”, passando per titoli più intimisti come “Subtitulo” e “Country Mouse, City House” per arrivare agli ultimi due lavori (interamente registrati in Spagna) con suoni caldi e vivaci di  “El Turista” e il sopra citato “Josh Rouse and the Long Vacations”.

Il concerto non delude nessuno. Canta le nuove canzoni e non si dimentica di suonare le canzoni più famose di tutti i suoi album precedenti, un vero lusso di artista.
Riconosco che sono di parte, le sue canzoni mi hanno accompagnato dalla più immatura adolescenza (quando il mio amico Lollo me lo fece ascoltare per la prima volta) fino ai giorni di oggi, trovandosi nella top ten dei più ascoltati in compagnia di Isabel, la mia particolare Paz. Mi ha accompagnato e spero lo faccia ancora per molti, moltissimi anni. Ho un debole per Josh, non c’è niente da fare.

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