Racconto I

Giorni di pesante stress e piccolissimi momenti per scrivere mi portano indietro a qualche anno fa, quando uscì fuori da questa mia testa il mio primo racconto. Allora, fu pubblicato dal mio amico “americano” Lorenzo Franceschi Bicchierai, nel suo ormai mitico blog “L’Infinito”.
Ora ve lo ripropongo qua e questa volta non potete perdervelo.
Una stanza, un uomo legato ad un letto e un chirurgo assassino. Venite a scoprire una vita nascosta e sangue, tanto sangue.

Mi risvegliai, mi girava la testa, cazzo, che dolore alle tempie!
Provai ad alzarmi da quel letto che sembrava tutto tranne che familiare, ma ero come incollato a quelle lenzuola ingiallite e ingrassate.
La stanza sembrava quella di un motel che si vedono nei film americani, aveva un qualcosa di tetro, di morboso.
Riprovai ad alzarmi, evidentemente le mie gambe non rispondevano e i miei polsi erano legati al letto, non potevo muovermi.
Bene, pensai, e adesso?
La testa mi faceva un dolore cane e la stanza non smetteva di girare intorno a me, sembrava di essere in uno di quei maledetti caleidoscopi che ti regalano le zie quando compi 7 anni…per di piú quella maledetta stanza puzzava come un letamaio, per Dio!
Senza poca fatica riuscii a girare la testa verso la mia sinistra fino ad intravedere il comó, dove c’erano sparsi qualche spicciolo, un bicchiere d’acqua o qualcosa di molto simile e un anello. Un anello che non avevo mai visto prima.
Non riuscivo a capire cosa ci facessi in quello stato, in quella stanza. Sono un normalissimo scrittore di romanzi rosa, cosa che odio da molto tempo ormai.
La memoria non mi aiutava, non ricordavo niente delle precedenti 24 ore.
Qualcosa ricordavo, Carla. Si chiamava Carla.
Nell’ultima presentazione di uno dei miei romanzi romantici era apparsa questa rosa dai capelli rosso fuoco, giovanissima, in mezzo a quel mare di cemento raggrinzito e screpolato di vecchie signore.
Le firmai la sua copia e in cambio mi diede il suo numero…
Dolore!! Coltelli affilati nelle mie cosce, non solo non mi rispondevano le gambe, ma facevano anche un male terribile!
Nella parte finale del letto, dove dovevo trovare le mie gambe cominció ad apparire una chiazza di sangue, piccola e scura, lentamente ma inesorabilmente cominció a crescere, cominciai a dissanguarmi.
La respirazione era affannata, il cervello non rispondeva, avevo paura.
Eravamo rimasti all’hotel Continental per bere qualcosa e parlare di “letteratura”. Ricordo solo di avere bevuto un pó troppo e poi, il buio piú totale.
Ed eccomi lí, legato ad un letto lurido, perdendo sangue da chissá quale punto delle mie gambe e completamente terrorizzato.

Ed eccoti qui, su una sedia a rotelle, in una immacolata stanza di una residenza per malati mentali; ti conosco da troppo tempo ormai, 14 anni di cure psichiatriche per la precisione, per pensare che non stia succedendo qualcosa di nuovo nella tua testa.
Mai come negli ultimi mesi hai scritto cosí tanto, come se avessi fretta di farlo, hai un appuntamento a cui non puoi mancare e ci stai lasciando la tua bellissima ereditá.
Inerte nella tua sedia te ne stai inconsapevole di tutto, la tua mente non si pone più perché.
Eppure cosí sei felice, ignaro, ignorante e ignobile di esistere.
Come un bambino pensi solo ai tuoi istinti primari. O meglio dire, non sai che il tuo istinto primario era quello di scrivere e di pensare. Povero figliolo mio, ora non sei nessuno.
Popoli il mondo in quantità, sicuramente sarai importante per le solite statistiche animali sulla popolazione mondiale: un numero, un semplice numero in più dentro la massa.
Va sempre tutto bene per te.
Un imbecille inutile incredibilmente geniale, ogni tuo personaggio inventato viveva dentro te.
È forse il tuo ultimo racconto che ci lasci? ho proprio l’impressiona che sia cosí. Sappi, peró, che ti ho sempre voluto bene.

Da quel balcone si vede il mare, le onde che sbattono contro la terra ferma.
Dalla riva si vede quel balcone, il sorriso, stampato su quella faccia, sbatte contro le mura di quell’ospizio per dementi.
Finalmente felice, si lascia cadere dal suo balcone all’ottavo piano, perché l’importante non è la caduta ma l’atterraggio.

Ad un tratto si aprí la porta, entró un uomo, una specie di chirurgo. Si avvicinó piano piano, bisturi in mano, verso il mio letto. Rimasi pietrificato.
Mi accarezzó la testa e cominció l’operazione. Sangue, la morte non esiste.

Annunci

Informazioni su Churitza

Immersi nella cultura pop sin dal primo giorno di vita, Azione Culturale siamo noi.
Questa voce è stata pubblicata in Racconti Brevi e contrassegnata con , , , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...