Racconto XIV (La luce, l’ombra e i tacchi a spillo)

Il mio caro amico Lollo, grande scrittore e pensatore, gestisce un blog, un gran bel blog. L’Infinito. Dove, da diversi anni, pubblico racconti. Per la precisione una serie numerata di racconti che sono arrivati al numero 13, e proprio qui continua la loro corsa.
Approfitto l’occasione per augurare al mitico Lollo tanta buona fortuna in terre americane, dove studierà durante vari mesi! Che la forza sia con te e non ti scordare mai di Noi. Fagli vedere che cos’è l’Infinito a quegli Yankee!

Fumo. Di colpo il fumo inondó la sala. Spesso e pastoso, un fumo nero e cattivo sgorgó dalla cima della scalinata, come di un vulcano si trattasse. Due corna spuntarono dietro il primo scalino, pian piano, tutto il corpo. Un viso maschile in veste femminile, un sorriso malizioso e profondamente cattivo, un corpo tozzo e grande. Il diavolo cominció a ridere in modo inquietante, con il corpo all’indietro e i pugni chiusi.
Circondato dal fumo, che ora cominciava a sparire, cominció a scendere le scale, lentamente, teatralmente. Indossava delle strane zeppe new-gothic  tutt’altro che tranquillizzanti e continuava a muoversi ondeggiando il corpo, schiudendo le braccia e muovendole in slow-motion. Rumorosamente, rideva.
-Vecchia laida!- urló l’eunuco Lucifero -cosa daresti per ritrovare e conservare per tutta l’eternitá  la tua giovane e innocente bellezza!?-
Una vecchia ingobbita e maledettamente rugosa apparí dal nulla. Il suo naso pendeva verso il suolo e la sua gobba si alzava verso nord, spostando il suo punto di vista verso un orizzonte peculiarmente ristretto.
-Io ti daró la mia anima; potrai mangiartela, giocarci o rivenderla a qualche angelo ribelle…é tutto ció che mi resta!- rispose falsamente cortese l’anziana donna.
-Preferisco i tuoi stivali- rispose secco il gaio diavolo.
-I miei stivali? Sono delle decolté con il tacco a spillo- disse in tono da professoressa.
Ecco, la vecchia, pur avendo un infame fisico, persisteva nel vestirsi come una fresca e leggiadra zoccola di quartiere. Ribadisco, un’immagine violenta come poche.
Senza proferire parola si svestí delle sue scarpe, lasciando alla vista di tutti dei piedi sorprendentemente sexy, e le porse a Satana.
La faccia del diavolo si illuminó di gioia, un sorriso da orecchio a orecchio invase il suo viso e con le scarpe tra le mani cominció a ridere rumorosamente.
-Ora, mia cara vecchia, non mi resta altro che esaudire il tuo desiderio! Sarai giovane e bella, per sempre!- cosí dicendo, indossó le scarpe della vecchia, spiegó le sue braccia e soffió verso la donna come di candele da compleanno si trattasse.

Ero seduto al tavolo numero 3. Bevevo un whisky con soda e osservavo lo spettacolo con una sensazione di sorpresa, schifo e colpevole piacere.
Conoscevo a Sergio da una decina d’anni, lavoravamo insieme. Ricordo che a quell’epoca io portavo l’autobus numero 5 e lui si incaricava della linea 69 (non scherzo).
Ricordo ancora quel pomeriggio che mi disse che voleva abbandonare tutto, che non era felice. E così fece, si separò dalla moglie e lasciò il suo amato 69.
Ora, 4 anni dopo, è su un palcoscenico, vestito da diavolo drag-queen e incazzandosi se qualcuno lo chiama Sergio, lui ora è la Diavolo. La Diavolo.
Al quarto whisky ero già di buon umore e applaudivo e fischiavo come un fan esaltato, mi sembrava il miglior spettacolo della storia.

Ora la ex-vecchia era una gran bella ragazza che, completamente nuda, correva sul palco, gi rotondando il diavolo sui tacchi a spillo che rideva esaltato e muoveva le braccia in onde irregolari. Calò il sipario. I miei applausi erano i soli, ma erano assordanti.

Era ormai notte fonda e io guidavo il notturno bus color giallo. Era vuoto e arrivavo al capolinea. Ero stanchissimo e gli occhi si chiudevano e si aprivano senza logica. Sentivo la testa cadere pian piano verso sud e poi risalire in uno scatto di vivere. Le mani al grande volante a volte perdevano la forza necessaria e il colosso a quattro ruote sbandava qua e là. Mi sorprese una rotatoria sorta dal nulla e la centrai in pieno.

L’autobus giallo si alzò in alto, quasi pronto al decollo.

Le ruote giravano velocemente in aria, muovendo l’acqua della fontana ornamentale.

Mi ricordo che l’ultima cosa che vidi, in mezzo alla nebbia e alle gocce d’acqua fu la faccia della Diavolo davanti a me, la sua lingua, come quella di Gene Simmons, si muoveva freneticamente.

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