Game Over (Parte 3 di 3)

Succede, a volte, che quando devi finire una storia, scrivere un finale glorioso e memorabile, ti prende paura. Una serie di dubbi rovinosi non ti fanno pensare con chiarezza e una storia che è viva da tempo, di colpo, perde il senso che aveva poco prima. Questa che leggerete è l’ultima parte, la definitiva; tra scherzi del destino e muscoli in azione scoprirete la fine del gioco.

Il vento è sempre più forte e la pioggia rimane costante. L’elicottero dei Mossos è da venti minuti che gira intorno all’edificio, illuminando di bianco nucleare ciò che punta.
Ora è il suo viso, ora la parete, ora il cielo, ora due piccioni con la testa tra le ali.
Il rumore della tempesta è accompagnato dal frastuono delle eliche; un bel requiem.
Il flash dei giornalisti appostati su un ennesimo elicottero gli fanno rimbalzare il cervello e come in un caleidoscopio bianco e nero tutto gira in torno a lui. Un vortice morboso diretto a nessuna parte.

Le mani di Jordi si muovono veloci e sicure. Il joystick è suo e a suo piacere si muove. Seduto su uno sgabello è all’ultimo livello, l’emozione è a livelli altissimi e intorno a lui c’è sempre più gente a guardare. La tensione cresce ma le sue mani non lo tradiscono e tra attacchi frontali, combo e salti mortali continua ad avanzare verso la vittoria finale.

L’adrenalina del momento invade il suo corpo e i pugni, dopo ore inattivi, si chiudono forte. I quadricipiti si attivano e la muscolatura paravertebrale reagisce allo stimolo raddrizzando la schiena e scendendo le spalle. Il collo, infine, alza il cranio platealmente proprio nel momento in cui la luce bianca di un fulmine illumina il suo viso che appare sorprendentemente carico di forza.

La coppia di piccioni, sorpresi dalla violenta tempesta, si protegge appollaiata ad un cornicione. Con le teste tra le ali e i corpi gonfiati appaiono come due giganteschi batuffoli di sporcizia e smog. Sembrano non avere intenzione di muoversi salvo estrema necessità e come da copione la necessità arriva. Un inquilino sballato, dal ventisettesimo piano, lascia cadere il mozzicone della sua canna che atterra direttamente sul collo di uno dei volatili. I batuffoli diventano strane forme in movimento.

Come risvegliato da un incubo sembra non capire come sia andato a finire su quel cornicione. Il suo cervello ricomincia a macchinare e anche se pieno di rabbia e dolore sembra capire che deve andare avanti, continuare a lottare, come sempre ha fatto nella sua vita. Finalmente si sente vivo, carico e con fame di vendetta.

I piccioni in preda al panico muovono le ali freneticamente, sbattono sulle pareti e provano, senza successo, a prendere il volo.

Comincia a camminare verso la finestra quando una strana forma nera e grigia di penne e sporcizia sbuca dal nulla.
Lo spazio è minimo e l’atto riflesso è quello di muovere le mani e indietreggiare, il piede non trova il cornicione e la pioggia continua a punire la città.
La tempesta diventa un pianto e anche il cielo piange; a volo d’uccello attraversiamo le nuvole e ci lanciamo a massima velocità verso le strade sottostanti. Passano gocce, nuvole e i primi tetti dei grattacieli ci sfiorano le guance, in fondo vediamo un gruppo di persone riunite intorno a un corpo vestito di blu. Qualcuno chiama un’ambulanza, qualcuno si porta la mano alla bocca o ai capelli, qualcun’altro non può fare altro che piangere.
Dall’alto, ma sempre più vicini, vediamo su sfondo blu, una B e una M in giallo oro. Ora una goccia di sangue macchia l’immagine.

Una piccolissima goccia di sudore cade dalla fronte di Jordi, scivola sulla mano e l’attrito sparisce. Era la mossa finale, l’ultima fatica per raggiungere il record.
La gente se ne va delusa e sullo schermo i pixel formano una scritta gialla su sfondo nero: GAME OVER.

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