Game Over (Parte 1 di 3)

Oggi pubblico la prima parte di una brevissima storia intitolata Game Over. Come indica il titolo è la storia di una fine, di un percorso glorioso e ormai passato. Sarete testimoni degli ultimi minuti di un protagonista misterioso, un eroe di altri tempi in lotta contro la vita.
Lacrime, leoni, pioggia e cornicioni.

L’aria umida della città lo perlava di sudore, gli bagnava i capelli, appiccicandoli alla fronte. Ansimava, respirando aria calda (molto calda), muovendo il torace e asciugandosi con l’avambraccio destro il sudore sulla faccia. Sul cornicione del palazzo non sembrava più lui.
Appiattito sulla parete aveva il viso completamente pallido, con una barba semirigida e lo sguardo perso chissà in quale remoto posto della sua memoria.
Gli occhiali che era solito portare a modo di maschera erano già frantumati sul marciapiede sottostante, a 24 piani.
Indossava il suo vestito, che, in maniera inspiegabile, sembrava scolorito e sgualcito. Il blu elettrico aveva perso watt e l’oro che ricamava gli stivali e le rifiniture non brillava più.
Il suo stemma (una B e una M, entrambe maiuscole in formato  Word Office Magneto, leggermente sovrapposte e circoscritte in una circonferenza di 7,5 cm di diametro) era scucito nella parte superiore; non dava l’impressione di cadere o cedere ma pur sempre rimaneva un ennesimo e piccolo dettaglio macabro.
Tormentato, aveva gli occhi lucidi e la gola tremula. Nel suo stomaco un senso di angoscia infinita, una maledetta montagna russa senza divertimento.
Il cielo, che prometteva pioggia, non fallì; un tuono regale invitò le gocce di idrogeno e ossigeno a cadere veloci e rabbiose sulla città, umida città. Gocce grandi e grosse arrivavano come proiettili trasformando il sottofondo urbano in un “Number 32” by Jackson Pollock.
Ogni tanto, al ritmo dei fulmini, la sua faccia si illuminava di un bianco elettrico, evidenziando le sue tristi rughe; proprio lì le gocce si accasciavano e diventavano un irrequieto girino d’acqua che, inesorabile, correva veloce verso la sua morte, al di là del viso.
Prima o poi doveva finire, ma non così. Queste non erano le regole.

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