“Midnight in Paris” o come innamorarsi di Parigi.


Woody Allen è tornato, o forse mai se ne è andato. Al guardare l’ultimo film del regista americano, presentato a Cannes pochi giorni fa, non posso fare altro che gioire. Il film non è di certo perfetto ma trasmette una sensazione di freschezza e leggerezza che aiutano a legarti al film, cosa che nelle precedenti pellicole di Allen era impossibile fare .

Mi sento comodo nell’affermare che nei due film precedenti creati in collaborazione con MediaPro, Woody Allen si sia limitato a firmare il film, prendere la penna e scarabocchiare qualcosa. Tanto nell’orrenda “Vicky Cristina Barcelona” come nella vuota (vuotissima) “You will meet a tall dark stranger” sembrano prove non riuscite degli allievi del regista.
Se la storia che si svolge a Barcellona e tanto assurda quanto kitsch, il film girato a Londra è forse anche peggio. Una successione infinita di personaggi vuoti e piatti scorrono durante il film senza spiegarci niente, tanto che all’uscita dalla sala mi era stato impossibile ricordare cosa voleva raccontarmi il film.

Sembra invece che a Parigi, Woody Allen, sia uscito dal momentaneo letargo creativo e abbia riconquistato la cinepresa, sicuramente prestata a qualche suo allievo dalle doti limitate. La storia è fresca e originale, gli attori azzeccati e i personaggi, come una volta, creano una strana e forte empatia.
Chiave in questo caso la scelta di Owen Wilson che serve da alter ego per il proprio regista. Durante tutto il film sembra di vedere Allen per le strade di Parigi, quell’Allen nervoso, associale e intellettualmente lucido di “Annie Hall”, “Manhattan” e “Crimes and Misdemeanors”.
Persino l’irritante Carla Bruni non stona in un ruolo facile ma simpatico mentre Adrien Brody sembra rivivere il genio di Salvador Dalì.
Sono 100 minuti di ode al romanticismo e all’immaginazione, con dialoghi memorabili e una fotografia che fa amare la capitale francese. Scott Fitzgerald, Salvador Dalì, Ernest Hemingway e Pablo Picasso sono solo qualcuno dei tanti personaggi che appaiano in “Midnight in Paris”. Un sincero e sentito omaggio alla cultura degli anni 20.

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